La stampa è diversa dal monitor

Perché la stampa può differire da quello che vediamo sul monitor

RISPOSTA SINTETICA

Perchè sono due cose totalmente differenti, quindi è normale che si possano presentare delle differenze.

Premessa

Questo argomento è veramente molto delicato oltre che molto inflazionato.

Si potrebbe addirittura riassumere con l’esclamazione: “Al diavolo tutto! Quello che conta è come esce la stampa!”.

Ecco, diciamo che un fondo di verità potrebbe esserci, ma bisogna coglierne la corretta forma di questa affermazione.

Ovviamente la premessa è che si stia lavorando in modo corretto e quindi con un monitor calibrato e profilato, e con software color management (esattamente come visto negli articoli precedenti).

 

È così assurdo pretendere di avere una stampa esattamente come l’immagine che vedo a monitor?

In prima battuta dobbiamo prendere consapevolezza che una stampa e la sua corrispettiva immagine visualizzata a monitor, vivono due nature fisiche totalmente diverse:

● il monitor: ci mostra un’immagine fotografica per mezzo di un pixel che emette luce
● la stampa: ci mostra una fotografia per mezzo di un inchiostro su un supporto che riflette luce

Pretendere quindi che due sistemi basati su principi fisici differenti producano un risultato “identico” è abbastanza ardita come richiesta.

NOTA : una corretta illuminazione è fondamentale per poter visualizzare una stampa in modo corretto.

 

A monitor (RGB) ho più colori che in stampa (CMYK)?

Nei sottoborghi della rete capita spesso di leggere affermazioni (errate) come la seguente:

“…tanto poi in stampa hai meno colori che a monitor,
quindi converti in CMYK così vedi come verrà stampata…”
.

Mmm… ma anche no!

Quando leggiamo frasi che riportano “più/meno colori” dovremmo intendere un gamut più o meno ampio.
Ad esempio il gamut di uno spazio ProPhoto RGB è più esteso di quello sRGB.
Questo confronto ha pienamente senso perchè gli spazi presi in esame sono “generati” dalla medesima base RGB.
Ovvero è lecito definire una gerarchia in base alla loro ampiezza.

Quando invece parliamo di stampa passiamo da una rappresentazione per mezzo di una base RGB (monitor) ad una con base CMYK (inchiostri).

Quindi, in senso stretto, possiamo affermare che non ha senso alcuno paragonare due gamut generati da basi diverse.
Ovvero che un determinato gamut di stampa sia “più o meno grande” rispetto a quello di visualizzazione su un monitor, proprio perchè sono intrinsecamente diversi e quindi non confrontabili.

Da cosa dipende il gamut di stampa?

Il gamut di stampa dipende dall’intero sistema composto da:

stampante
driver
inchiostro
carta

Rimane semplice intuire che una Epson Stylus Pro 9900 con 10 inchiostri a pigmenti UltraChrome HDR avrà un resa in termine di gamut non paragonabile ad una stampante da centro commerciale.

Allo stesso modo una carta come la Hahnemühle Photo Rag non è paragonabile ad una carta per stampa chimica come quella usata nei minilab.

Quindi adesso il sistema può esser preso in esame e, tramite una procedura ben precisa, si può generare un profilo ICC che descriverà apunto il gamut riproducibile.

 

Che forma ha il gamut di un sistema driver-stampante-inchiostro-carta?

Prendiamo in esame il sistema così composto:

Epson Stylus 4900
Driver Standard Epson
Ink UltraChrome HDR
Felix Barita

Nella figura seguente sono stati riportati i tre principali spazi di lavoro (ProPhto RGB, AdobeRGB 1998 ed sRGB) assieme a quello di un generico CMYK e del nostro sistema di stampa.

Possiamo facilmente notare che:

il gamut del generico CMYK è stato descritto volutamente in modo molto schematico (ed approssimato) così da poter cogliere immediatamente la problematica
il gamut del sistema di stampa è più esteso del generico CMYK

Ponendo a confronto i due gamut appena presi in esame, possiamo immaginere quello di stampa come la modellazione del generico CMYK attraverso l’uso opportuni inchiostri (dove vengono aggiunti dei punti cardine in corrispondenza del colore dell’inchiostro utilizzato).

Le stampanti professionali usano appositamente un gran numero di inchiostri (anche 11) in modo da massimizzare il gamut riproducibile.

 

Cosa ci indica la porzione di gamut comune?

La porzione di gamut comune (intersezione) tra quello di stampa e quello di riferimento (ad esempio AdobeRGB 1998) ci indica la nostra “zona sicura” che potrà esser riprodotta senza alterazioni.

Ovviamente ci si auspica di avere un matching quanto più alto possibile tra le due aree.

 

Cosa accade ai punti esterni al gamut stampabile?

A causa della profonda diversità (anche fisica) tra stampa e monitor (CMYK/RGB), avremo sempre dei colori riproducibili a monitor ma non in stampa e viceversa colori riproducibili in stampa ma non a monitor.

Quindi i punti lasciati fuori saranno opportunamente mappati attraverso gli intenti di rendering in modo da far rientrare in stampa quello che vediamo a monitor e viceversa.

 

Come posso pre-visualizzare a monitor cosa avrò in stampa?

Qui iniziamo a toccare un terreno abbastanza scivoloso, ma quello che potrebbe fare al caso nostro si chiama soft proof.

Prossimamente avremo modo di approfondire meglio sia i vari intenti di rendering che la soft proof.

 

 

Ciao! Mi fa molto piacere che tu abbia letto tutto l’articolo!

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