Quale spazio colore per la Post-Produzione

Quale spazio colore per la Post-Produzione?

Pro-Photo RGB vs AdobeRGB (1998) vs sRGB | PARTE 1

RISPOSTA SINTETICA

ProPhoto RGB a 16 bit oppure AdobeRGB 1998 ad 8/16 bit.

PICCOLO RIPASSO

Il RAW non ha un profilo colore incorporato.

Il profilo colore può esser incorporato nel momento in cui si esce dal software per lo sviluppo del RAW (come ad esempio Adobe Camera Raw, Lightroom e CaptureOne).

Profilo colore e spazio colore sono due cose diverse.

 

Su quale spazio visualizziamo il RAW?

Il primo passo da compiere è capire che il RAW non è altro che un insieme di numeri (o dati).
Questi, fino a quando non opportunamente interpretati, saranno ancora dei semplici numeri.

Quindi quando visualizziamo un RAW tramite software opportuni, come ad esempio Adobe Camera RAW o software affini, questi devono compiere alcune operazioni:

lettura dei dati del RAW
demosaicizzazione del RAW (ricostruzione dell’immagine attraverso i numeri acquisiti tramite algoritmi proprietari)
assegnazione dei valori colorimetrici XYZ ai dati demosaicizzati
conversione nello spazio colore RIMM (ovvero ProPhoto RGB con gamma lineare pari ad 1)
visualizzazione dell’immagine a monitor nello spazio colore Melissa RGB (ovvero ProPhotoRGB ma con gamma 2.2)

Nello specifico visualizzando un RAW stiamo osservando un’immagine già demosaicizzata e rasterizzata con profondità a 16bit.

NOTA: esistono ben due spazi ProPhoto RGB!

Gli spazi in questione sono:
RIMM RGB (Reference Input Media Metric) con gamma 1 ed è lo spazio definito come scene-referred usato da Camera Raw e Lightroom
ROMM RGB (Reference Output Media Metric) con gamma 1.8 ed è lo spazio definito come output-referred e fa riferimento ad un possibile output con valori codificati tramite una fuzione di risposta tonale o “gamma”

 

Quale spazio colore usare per ridurre al minimo le perdite di informazione?

In prima battuta è semplice intuire che più grande sarà lo spazio, e meno informazioni saranno “perse”.

Ricordando poi che il RAW viene rappresentato su uno spazio RIMM, appunto un ProPhoto RGB, viene semplice intuire che usare ProPhoto RGB 16bit è sicuramente una tra le scelte più valide.

 

Posso usare ProPhoto RGB ad 8bit?

Usare ProPhoto RGB ad 8bit è la peggiore scelta che possiate fare.

Copio ed incollo un post preso su Facebook in modo da poter fare assieme alcune riflessioni:

“Lavoriamo in ProPhoto per avere più sfumature possibili,
ma impostiamo ad 8bit tanto 16bit non servono ed il PC è anche più veloce.”

Tralasciando il concetto relativistico dove un PC non è più veloce se elabora file ad 8bit piuttosto che a 16bit, ma semplicemente ci impiega meno tempo perchè hanno un numero minore di informazioni.
E tralasciamo anche il concetto di “avere più sfumature possibili”, dove così espresso non è il massimo della forma.

Il punto è semplicemente il seguente.

Se si sta usando uno spazio molto ampio come il ProPhoto RGB occorrono una grandissima quantità di punti per descrivere questo spazio, e se il numero di punti a disposizione per descrivere questo spazio è combinazione dipendente dal numero di bit a disposizione, verrà da se che più bit si avranno e meglio si potrà rappresentare il nostro spazio.

ProPhoto RGB va usato rigorosamente a 16bit.

 

Bisogna utilizzare sempre ProPhoto?

Assolutamente NO. Non è legge.

Un’alternativa molto valida sarà quella di usare AdobeRGB 1998 ad 8/16bit.

 

Quando possiamo utilizzare AdobeRGB 1998? E casomai ad 8 o 16bit?

Questa è una domanda molto ma molto interessante.
Casomai, se ne avrete voglia, potremo approfondire il discorso in uno dei prossimi articoli.

 

Ma AdobeRGB 1998 è peggio di ProPhoto RGB?

È fondamentale fissare subito alcuni concetti:
● Non ha minimamente senso parlare di meglio o peggio
● AdobeRGB 1998 e ProPhoto RGB sono diversi!
● Quello che possiamo dire è che AdobeRGB 1998 è più piccolo di ProPhoto RGB.

Di conseguenza se dovessimo aver bisogno di un contenitore molto grande sicuramente sapremmo quale scegliere.

Lavorare in spazi grandi però ha i suoi pro e contro:

● PRO : non si butta via nulla
● CONTRO : richiede una grande consapevolezza e padronanza dello strumento

Facendo un esempio molto semplice, la stessa curva disegnata sulla medesima immagine prima in ProPhoto RGB e poi in sRGB, produrranno due riultati visivamente differenti.
Più precisamente la curva disegnata sull’immagine in ProPhoto darà origine ad un “effetto” molto più marcato rispetto a quella in sRGB proprio perchè si è lavorato su uno spazio più ampio.

 

Quando possiamo utilizzare sRGB?

Di prassi l’sRGB viene usato come punto di arrivo e non di partenza.
Ovvero normalmente si post-produce usando uno spazio molto ampio come il ProPhoto RGB e si esporta, come nel caso della pubblicazione su web, convertento in sRGB ed incorporando il profilo.

Nota: generalizzare è una cosa che non mi è mai piaciuta, tuttavia in questo caso lo si è fatto solo per semplificare il discorso. Questo significa che laddove l’operatore capace e consapevole decidesse di post-produrre direttamente nello spazio sRGB, non è detto che questa scelta possa precludere in modo definitivo il conseguimento di un lavoro ugualmente valido.

Qui sotto riporto un grafico 3D dove vengono rappresentati i relativi volumi degli spazi standard ProPhoto (reticolo a maglie) ed sRGB (parte solida colorata).

Lo reputo molto interessante, soprattutto da un punto di vista prettamente didattico, perchè rende bene l’idea di quanta differenza ci sia tra questi due spazi.

 

Ma se il mio monitor non copre nemmeno il 100% dello spazio sRGB, che senso ha lavorare in AdobeRGB 1998 o addirittura in ProPhoto RGB?

Ma se ho spazi e profili tutti differenti, come faccio a visualizzare le immagini in modo corretto?

Se volete approfondire questo aspetto non potete perdere il prossimo articolo!

 

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Guida alla Calibrazione del Monitor

GUIDA ALLA CALIBRAZIONE DEL MONITOR

RISPOSTA SINTETICA

WEB: 6500K – 120cd/m2 – gamma 2.2

STAMPA: 5000K – 80cd/m2 – gamma 2.2

Premessa

Se non hai ancora un’idea chiara sul perchè sia necessario calibrare un monitor, ti consiglio la lettura di questo articolo:

Perché calibrare il monitor

 

Preparare la luce ambiente

Purtroppo, troppo spesso, si dimentica che il colore percepito dipende anche dalle caratteristiche della fonte illuminante.

Proprio per questo , come primo aspetto, dovremo assicurarci di operare in una situazione con fonti luminose aventi delle caratteristiche opportune.

I valori principali per la scelta delle lampade sono il CRI e la temperatura colore.

Il valore del CRI (Color Rendering Index) ci darà almeno in prima battuta una una valutazione sulla “resa cromatica della sorgente luminosa“.
Questo valore quanto più sarà prossimo al valore 100 tanto più la nostra fonte luminosa sarà simile alla luce diurna.
(Approfondiremo meglio questo argomento in uno dei prossimi articoli.)

Anche la temperatura colore sarà opportunamente scelta per mantenere una simulazione quanto più prossima a quella della luce diurna, e quindi con valori tra i 5000K ed i 6500K.

Ovviamente sono fortemente sconsigliate (oltre che inadatte) tutte le situazioni dove sono presenti lampade di differente temperatura colore o peggio ancora colorate, e tantomeno ambienti completamente bui e/o con fari puntati in modo diretto sul monitor.

 

Quale sonda usare per la calibrazione?

Io personalmente ho sia lo Spyder 4 Pro (Datacolor) che l’i1Display Pro (X-rite).
Vanno egregiamente bene entrambi i prodotti, quindi prendete quello che meglio soddisfa le vostre esigenze.

NOTA: il i1Display Pro può esser usato anche per i proiettori

 

Quale Software usare per la calibrazione?

Potremmo usare tranquillamente i software forniti dalle rispettive aziende, tuttavia reputo assai migliore DisplayCAL, ed è ampiamente compatibile con entrambi le sonde sopra citate.

 

Come preparare il monitor?

Come già saprete, bisognerà accendere il monitor e lasciarlo “riscaldare”.
Questo perchè fisicamente il sistema deve trovare un suo equilibrio.

Andate nel menù OSD ed impostate (almeno in prima battuta):

uno spazio colore standard e che sia il più grande possibile (sRGB/AdobeRGB) o Custom
il contrasto al valore nativo
la luminosità al valore nativo

Personalmente poi vi consiglio di fare una ricerca su TFT Central per vedere se il vostro monitor è stato recensito, e nel caso lo fosse date una letta approfondita.
In questo modo potrete rapidamente capire sia la bontà del monitor acquistato, ma soprattutto per poter trovare alcuni suggerimenti veramente molto utili per impostare il menù OSD del vostro monitor in modo da minimizzare il deltaE (almeno in prima battuta).

 

Come installare il Software e i Driver della sonda colorimetrica?

Una volta installato DisplayCAL, dovrete instalalre i driver della vostra sonda.

Nota: se durante l’installazione il software dovesse chiedervi accesso ad internet o autorizzazioni come amministratore, voi date il vostro consenso in modo che possa operare in modo corretto.

Quindi dopo aver lanciato il software recatevi nel menù Tools > Strumento/Porta > Install Argyll CMS instrument drivers… e procedete accettando tutte le richieste che si dovessero presentare.

Adesso il vostro colorimetro dovrebbe esser stato riconosciuto da DisplayCAL e quindi diventerà accessibile la zona Calibration.

Qui di seguito una serie di schermate che meglio vi guideranno in questa prima fase.

 

Quali parametri scegliere per effettuare la calibrazione?

A questo punto le strade posso essere due:

Se la vostra sonda HA il sensore per la luce ambiente: posizionatela in modo opportuno e sfruttate questo sistema per far leggere il tutto al software in modo automatico
Se la vostra sonda NON HA il sensore per la luce ambiente: dovremo impostare noi manualmente i parametri

Quindi per una configurazione manuale dovremo recerci nella zona Calibration ed almeno come “primo tentativo” usare i seguenti paramentri:

Attivare la spunta su “Correzione interattiva dello schermo” solo se il vostro monitor ha la possibilità di accedere ad un menu OSD (On-Screen Display)

● Punto di bianco: Temperatura 6500K o 5000K
Generalmente 6500K (D65) è il riferimento per il web, mentre 5000K (D50) per la stampa.
Ovviamente si consiglia di avere un’illuminazione che sia anche quanto più simile possibile al riferimento di temperatura scelto.

NOATA: nonostante sia generalmente corretto impostare una temperatura colore simile a quella dell’ambiente di lavoro, quando si tenta di calibrare un monitor scadente come ad esempio quello dei portatili di fascia bassa, ci si potrebbe trovare di fronte a risultati poco gradevoli e con notevoli dominanti cromatiche (ad esempio verde). Questo purtroppo accade sia perchè il monitor ha una LUT unica (monodimensionale) da condividere con tutti e tre i canali sia perchè il sistema di retroilluminazione è ridotto all’osso o del tutto assente.
In questi casi posso dire (per esperienza diretta) che si possono ottenere risultati migliori accettando una temperatura colore del monitor più vicina a quella nativa (quindi ad esempio visualizzare immagini più fredde/calde), ma con una calibrazione che cerca quantomeno di salvare il salvabile.

● Livello del bianco: selezionare Altro ed impostare 120 cd/m2 o 80 cd/m2
Generalmente il valore di 120cd/m2 è il riferimento per il web mentre 80 cd/m2 per la stampa.

NOTA: i valori sono indicativi visto che possono dipendere da molti fattori quali: numero di fonti luminose, orientamento, potenza e non meno dai materiali in uso.

● Curva dei toni: Gamma 2.2

● Velocità calibrazione: Alta

Avviate quindi la calibrazione, e per chi avesse abilitato la spunta su “Correzione interattiva dello schermo”, potrà portarsi nel menù del monitor dove ottimizzare i valori dei canali RGB oltre che della luminosità.

Qui di seguito una serie di schermate che meglio vi guideranno in questa seconda fase.

Al suo completamento è importante avere un’aspetto che non presenti palesi “anomalie” e che potrebbero far presupporre ad una calibrazione “mal riuscita”.

Io personalmente, dopo aver verificato la buona riuscita della “prima calibrazione”, la ripeto nuovamente ma con una velocità impostata su Media.

 

Cosa significa quindi calibrare un monitor?

Durante la fase di calibrazione abbiamo potuto notare come il nostro software “proiettasse” una serie di target, ed il colorimetro ne leggesse i valori “visualizzati” a monitor.

In questo modo si è potuto ricostruire una tabella input/output che farà riferimento alle componenti RGB di ogni singolo target, e potendo così ottenere una descrizione più o meno puntuale sul comportamento del nostro monitor.

Una tabella così prodotta può essere così intesa come “generatrice” di tre curve (rispettivamente R,G, e B) e che mostrano la differenza tra input ed output del nostro monitor.

Questa è chiamata caratterizzazione.

Il software successivamente tradurrà questa tabella in un profilo ICC che apputo sarà utilizzato per correggere l’output della nostra periferica, e quindi avere una corretta visualizzazione delle immagini a monitor.

 

Come cercare di migliorare la creazione del profilo ICC per il nostro monitor?

Se abbiamo effettuato una calibrazione come sopra indicato, è stata utilizzata una matrice di 413 target.

Sarà semplice intuire che maggiore sarà il numero dei campioni analizzati e maggiore sarà la probabilità di avere una caratterizzazione più precisa e/o accurata.
Ovviamente aumenterà anche il tempo impiegato per effettuare le letture.

Se per qualsiasi esigenza aveste quindi bisogno di cambiare il “testchar”, baserà andare in Profiling > Modifica testchar… ed impostare quello ritenuto più opportuno.

 

Come verificare se i profili sono stati caricati correttamente?

DisplayCAL Profile Loader è la risposta a tutti i nostri dubbi.

Per richiamarlo basterà andare nella status bar e cliccre con il tasto destro sull’apposita icona, e spostandoci quindi sulla voce Profile associations… potremo visualizzare quale profilo è stato caricato e soprattutto a quale periferica è associato.

Questa semplice procedura, ovvero quella di una corretta associazione del profilo colore alla rispettiva periferica, può essere relativamente semplice su sistemi MAC ma decisamente poco intuitiva in quelli Windows.

Per questo, ed altri motivi, consiglio vivamente di usare la suite DisplayCAL.

 

È corretto utilizzare il termine “calibrazione”?

Siamo oramai abituati ad usare il termine calibrazione in senso molto ampio, e come in questo articolo, non siamo stati a far molte distinzioni.

Tuttavia, come potrete notare anche dai testi presenti nei vari software, vengono citate due procedure ben distinte: calibrazione e caratterizzazione.

La calibrazione fa riferimento alla procedura iniziale dove tramite menù OSD del monitor andiamo ad impostare determinati valori (Spazio, Gain RGB, Contrasto, Luminosità).

La caratterizazione invece fa riferimento alla seconda procedura che ci permette, al suo completamento, di generare un profilo per il nostro disposititivo.

 

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Perché calibrare il Monitor

Perché calibrare il monitor?

RISPOSTA SINTETICA

Bisogna calibrare il monitor per visualizzare le immagini in modo corretto.

Premessa

Di solito sono è mia abitudine fare delle analisi abbastanza tecniche, tuttavia in questo caso ho deciso di trattare questo argomento in modo più semplice, ma cercando ugualmente di chiarire alcuni punti importantissimi (e spero una volta per tutte) cercando quindi di far anche un po’ di chiarezza.

NOTA: almeno in prima battuta eviteremo di far distinzione tra calibrazione e profilazione.

 

La rete e l’informazione…

Navigando si legge di tutto, ma le affermazioni riportate di seguito sono state un ottimo spunto per la stesura di questo articolo.

“La sonda non serve a niente…
serve solo se stampi o se hai diversi schermi da allineare…
se il monitor è IPS ed è buono è già pre-calibrato in fabbrica…
basta mettere profilo standard sRGB…
inoltre con la sonda rischi che poi Windows non digerisce il profilo sonda
e vedi sul web in un modo e sul visualizzatore di windows in un altro…”

NOTA: è un post preso su FaceBook copiato ed incollato così com’è. Evito di citarne la fonte ed inserire uno screen sia per motivi legali ma soprattutto di educazione. Non è importante conoscere l’autore, ma capire invece il perché sia una raccolta unica di aberrazioni.

 

La sonda non serve a niente?

Quindi aziende come Datacolor e Xrite, colossi e leader del settore specializzati nella produzione di sonde per la calibrazione dei monitor, producono solo immondizia di difficile riciclaggio con relative attività destinate al fallimento?

Da non dimenticare che anche la blasonata Eizo, nei suoi monitor top di gamma, incorpora una sonda per la calibrazione.

Tanto basta per passar oltre.

 

Serve solo se stampi o se hai diversi schermi da allineare?

Cosa significherà mai allineare due o piu schermi?
Mi auguro non si riferisca al loro posizionamento fisico, perchè in tal caso io utilizzerei un metro da sarta.

Stampa?
La stampa lasciamola stare che è una cosa a se stante ed assai distante.

Per farla semplice, calibrare un monitor NON serve per avere dei colori “fedeli” in stampa, ma per averli correttamente riprodotti a video. Noi non stampiamo quello che viene proiettato a monitor.

Fate una prova: spegnete il monitor e mandate in stampa una foto o un documento… verrà una stampa nera?

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio la lettura del seguente articolo:

Cos’è e come funziona la Soft Proof

 

Se il monitor è IPS ed è buono è già pre-calibrato in fabbrica?

Decidere la qualità di un monitor da una tecnologia costruttiva, quale quella IPS, è come dire che ogni macchina rossa sarà di certo una Ferrari.

Con IPS (In-Plane Switching) si fa riferimento ad una tecnologia LCD sviluppata da Hitachi nel 1996 per migliorare l’angolo di visione e la riproduzione dei colori dei pannelli TN (Twister Nematic). Niente di più, niente di meno.

Oggi quasi la totalità dei pannelli presenti sul mercato (per avanzamento tecnologico) sono IPS, ma per poter stabilire la qualità di monitor si dovranno valutare altre caratteristiche: gamut, accuratezza, contrasto, uniformità e tante altre.

Se vuoi approfondire l’argomento, e capire come scegliere al meglio il monitor per la fotografia, ti consiglio la lettura del seguente articolo:

Guida al Monitor per la Fotografia

Adesso ipotizziamo di aver acquistato un EIZO top di gamma da ben 10000€, torniamo a casa, e siccome abbiamo il miglior monitor al mondo (mica quello da 99,99€ del supermarket sotto casa) lo usiamo così com’è visto che viene venduto come già pre-calibrato.

Senza addentrarsi in discorsi troppo tecnici è importante capire che l’azienda produttrice fa una prima calibrazione al solo scopo di fornire al cliente un monitor con una correzione macroscopica delle varie derive cromatiche, dove in gergo si intende con un deltaE controllato.

Tuttavia la fase di calibrazione e profilazione, che sono due operazioni ben distinte, non possono prescindere dalla pre-calibrazione di fabbrica.

 

Basta mettere profilo standard sRGB?

Sarei in prima battuta curioso di capire dove vada impostato!?!?!?

Ma soprattutto, se acquistassi un monitor Wide Gamut ovvero con copertura superiore all’sRGB e tipicamente sull’ordine del 100% dell’AdobeRGB 1998, per quale malsano motivo dovrei impostare sRGB e buttar via tutti i soldi spesi per un monitor professionale?

Presuppongo che anche qui non serva aggiungere altro, e vedremo in un articolo dedicato come calibrare in modo corretto un monitor, e dove impostare i profli colore per esso generato.

 

Inoltre con la sonda rischi che poi Windows non digerisce il profilo sonda e vedi sul web in un modo e sul visualizzatore di windows in un altro…

Windows, in effetti, per quanto concerne la gestione del colore ha dei meccanismi non propriamente lineari.
Tuttavia il problema è nostro se non sappiamo dove e come impostare correttamente i profili.
Per di più il visualizzatore di Windows, non essendo Color Management, non andrebbe mai utilizzato!

Se volete approfondire la tematica basta leggere agli articoli precedenti dove ho risposto ampiamente a queste domande.

 

Quindi dopo tutta questa chiacchierata???

Il monitor deve esser calibrato e profilato, sempre.

Queste procedure servono per far si che i colori contenuti nelle nostre immagini vengano rappresentati in modo corretto dal nostro dispositivo.

Se sei giunto fin qui… non puoi perderti la lettura del seguente articolo!

Guida alla Calibrazione del Monitor

 

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Browser per la fotografia

I browser e le piattaforme sono tutte uguali?

RISPOSTA SINTETICA

Assolutamente NO.

Alcuni browser e piattaforme potrebbero “non gestire” i profili ICC.

Partiamo dalle basi…

Devo ammettere che la situazione non è sicuramente tra le più semplici e lineari, ma spesso la “colpa” di problematiche simili risiedono proprio nell’utilizzo poco oculato degli strumenti.

 

Perché incorporare il profilo colore?

A questa domanda abbiamo già risposto nei precedenti articoli.

 

Perché usare il profilo sRGB?

Le motivazioni possono essere molteplici:

il W3C stabilisce che lo spazio colore sRGB sia da riferimento per le pagine web
alcune piattaforme “sostituiscono” il profilo colore incorporato con un “loro” profilo assai simile a quello di riferimento sRGB (vedesi C2 usato da Facebook)
se una piattaforma dovesse eliminare il profilo colore si corrono rischi minori in quanto i browser dovrebbero assumere come riferimento il profilo sRGB (situazine non sempre vera e dipndente dal browser utilizzato)

 

Come verificare se la piattaforma usata mantiene, sostituisce o elimina il profilo colore?

Ci rechiamo sulla piattaforma da prendere in esame e carichiamo un’immagine con un profilo colore incorporato molto ampio come il ProPhoto.

Successivamente visualizziamo e scarichiamo l’immagine appena caricata.

Adesso apriamo l’immagine scaricata con un Software Color Managed (Adobe Bridge) ed andiamo a leggere nel tag del profilo incorporato.

Possono presentarsi le seguenti tre situazioni:

ha come profilo colore ProPhoto: la piattaforma mantiene il profilo
ha come profilo colore un qualsiasi sRGB (o in genere qualcosa di diverso da ProPhoto): la piattaforma sostituisce o converte nel profilo
non ha un profilo colore: la piattaforma elimina il profilo

TENERSI ALLA LARGA DAL TERZO SCENARIO!

 

Il browser utilizzato è Color Managed?

Da quanto appena visto è quindi fondamentale l’utilizzo di un browser Color Managed.
Ad oggi mi sento di consigliare i seguenti browser:

Firefox
Safari
Google Chrome

 

C’è un modo per testare il Browser?

Fortunatamente esistono dei sistemi appositi in grado di testare la capacità di gestire il colore dei nostri browser.

Qui un elenco di alcune pagine utili:

https://kornel.ski/en/color
https://testdrive-archive.azurewebsites.net/graphics/colorprofiles/default.html
http://cameratico.com/tools/web-browser-color-management-test/

 

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Esportare le immagini per il web

Come esportare le immagini per il web?

RISPOSTA SINTETICA

Formato: JPG o PNG

Profilo colore: sRGB

Dimensione in pixel: dipende dalla piattaforma

Peso in MegaByte: dipende dalla piattaforma

Partiamo dalle basi…

Di norma possiamo identificarci in almeno una delle seguenti situazioni:

siamo all’interno di Adobe Camera RAW o Lightroom e NON useremo Photoshop (quindi non è stato ancora associato nessun profilo colore alla nostra immagine)
siamo all’interno di Photoshop, o un qualsiasi altro editor, ed abbiamo già associato un profilo colore (come ad esempio ProPhoto RGB rigorosamente a 16 bit)

A prescindere che ci si identifichi nel primo o nel secondo caso, non siamo ancora pronti per poter pubblicare la nostra immagine sul web.

Più precisamente:

nel primo caso non abbiamo ancora incorporato un profilo colore
nel secondo invece abbiamo un profilo colore incorporato, ma l’immagine è esageratamente grande
in entrambi i casi non è detto che il formato dell’immagine sia quello adatto per una pubblicazione

 

Quali formati vengono letti dalle piattaforme web?

Per la pubblicazione delle nostre immagini sul web possiamo utilizzare sia il formato JPG che quello PNG, in base alle nostre esigenze e quelle della piattaforma.

 

Quando vale la pena usare il PNG rispetto al JPG?

Tutto dipende dal tipo di immagine e dal suo utilizzo.
Tecnicamente però ci sono alcuni dati da tener conto.

Il PNG:

è un formato senza perdita
può avere parti in trasparenza (logo o firma)
supporta 24bit RGB e RGBA a 32bit

Questo formato è particolarmente indicato per elementi grafici e loghi, oppure delle immagini dove non si vuol scendere a compromessi da un punto di vista qualitativo.
Ovviamente lo scotto da pagare sarà quello di avere dei file assai più pesanti.

Il JPG:

è un formato con perdita
possiamo decidere la compressione/qualità (da 0 a 100)

Questo formato invece è sicuramente più versatile e snello grazie alla possibilità di poter scegliere la qualità di esportazione, e di conseguenza per meglio adattarsi a quelle piattaforme dove possono esser presenti dei limiti di peso espliciti o impliciti.

 

Quale profilo colore deve avere un’immagine per il web?

Le immagini per la pubblicazione sul web è bene che vengano convertite in sRGB incorporando il profilo colore.

Come potrete leggere più avanti, non vi deve minimamente spaventare il fatto che stiate lavorando le vostre fotografie in ProPhoto RGB per poi postarle in sRGB.

 

Qual è la dimensione ottimale in pixel per le immagini sul web?

Non c’è un riferimento assoluto e può dipendere sia dalla finalità d’uso dell’immagine che dalla piattaforma usata.

Tuttavia possiamo prendere come riferimento i seguenti tre casi attualmente di maggior interesse:

Facebook (post) da 960px a 2048px (lato lungo)
Facebook (storia) verticale 1080px X 1920px
Instagram (post) nel formato quadrato 1080px
Instagram (storia) verticale 1080px X 1920px
Sito web personale non abbiamo vincoli ma è ragionevole ipotizzare che andare oltre i 2048px (ad oggi) non porti un reale beneficio per la visualizzazione dei contenuti a meno di utilizzi speciali come banner o sfondi

NOTA: per verificare tutte le possibili dimensioni accettate si consiglia di controllare nelle line guida del portale di riferimento

 

Il segreto per avere delle buone immagini sul web è farsi piccoli!

Esattamente! E se ci pensate un attimo, è anche logico!

Farsi piccoli significa rendersi digeribili (rispolverando qualche termine culinario :P).

Più concretamente accadranno le seguenti trasformazioni:

ProPhoto RGB (origine) > sRGB (destinazione)
16 bit (origine) > 8 bit (destinazione)
RAW/TIF (origine) > JPG/PNG (destinazione)
6000px (origine) > 1640px (destinazione) (i valori in pixel sono a solo titolo di esempio)

 

Esportazione JPG con Adobe Camera RAW

 

Esportazione JPG con Lightroom

 

Esportazione JPG con Photoshop (Salva per Web CTRL+ALT+SHIFT+S)

 

Esportazione PNG con Photoshop (Salva per Web CTRL+ALT+SHIFT+S)

 

Esportazione JPG con Photoshop (Esporta come CTRL+ALT+SHIFT+W)

 

Esportazione PNG con Photoshop (Esporta come CTRL+ALT+SHIFT+W)

 

Riflessioni sul peso in megabyte delle nostre immagini

Volevo infine concludere mettendo un particolare accento su queste due problematiche:

se vogliamo manatenere un peso contenuto ed un alto fattore di qualità, il valore dei pixel deve essere tendenzialmente basso o moderato
immagini troppo pesanti (megabyte) potrebbero rendere il sito web lento e poco fruibile
immagini troppo grandi (pixel) per rientrare in un peso accettabile (megabyte) potrebbero subire una forte compressione pregiudicando il fattore qualità
immagini troppo pesanti e/o grandi potrebbero venir compresse dalla piattaforma in uso (vedesi alcuni plug-in per accelerare le pagine web in WordPress o anche dagli stessi algoritmi di Facebook)
se vogliamo evitare che la nostra immagine possa esser utilizzata da terzi per scopi commerciali (illeciti), il valore dei pixel deve essere tendenzialmente basso o moderato

NOTA: io personalmente utilizzo un lato lungo di 1640px con un peso attorno agli 800kB sia per l’utilizzo sui social che sul sito web

 

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Visualizzare i colori in modo corretto

Come visualizzare i colori in modo corretto?

RISPOSTA SINTETICA

Visualizzare le immagini con software CM come Adobe Bridge o ACDSee e NON usare mai i visualizzatori standard di Windows/Mac.

Calibrare e profilare correttamente il monitor.

Partiamo dalle basi…

Quando un’immagine viene visualizzata con dei colori e/o contrasti “errati”, dobbiamo iniziare a porci delle domande ben specifiche e cercare di risolvere questo delicatissimo problema.

 

Il formato utilizzato può incorporare un profilo ICC?

A questa domanda rispondiamo in modo lapidario segnalando che solo il BMP non permette di incorporare un profilo ICC, e quindi totalmente da scartare per un utilizzo professionale.

 

La nostra applicazione riconosce e gestisce la presenza di un profilo ICC?

Le applicazioni si possono dividere in due categorie:

Color Management: leggono correttamente il profilo ICC incorporato restituendo una visualizzzazione corretta
NON Color Management: non leggono il profilo ICC incorporato restituendo una visualizzazione falsata

 

Cosa accade quando si usa un’applicazione NON Color Management?

Non mettiamoci in situazioni scomode e pericolose, perché il risultato dipenderà dalle logiche di funzionamento del software usato.

NON USATE MAI VISUALIZZATORI NON COLOR MANAGEMENT!

 

Quali visualizzatori Color Management usare?

Io personalmente uso Adobe Bridge ed ACDSee.

Il primo semplicemente perchè è gratis e compreso nel pacchetto fotografico proposto dalla Adobe, mentre il secondo perchè è uno strumento completo.

 

Cosa accade quando un’immagine non incorpora un profilo ICC ma il nostro visualizzatore è Color Management?

Partiamo da un presupposto fondamentale: non dobbiamo mai avere delle immagini senza un profilo colore incorporato.

Tuttavia se si dovesse verificare una situazione simile, l’applicazione in questo caso può:

fare una compensazione a monitor usando un profilo di default o quello del monitor stesso
non fare un compensazione e mandare in output esattamente gli stessi valori RGB del file

Che tradotto significa non avere minimamente la certezza di visualizzare qualcosa di “corretto”.

La soluzione quindi sarebbe quella di ricercare per tentativi il profilo perso, ed incorporarlo così come visto in uno degli articoli precedenti.

 

Se il file ha un ICC incorporato, ed il software di visualizzazione è CM, sono a posto?

No.

Per avere una corretta riproduzione di un immagine a monitor è necessario fare una conversione colore dal profilo dell’immagine (origine) al profilo del monitor (destinazione), e viene chiamata compensazione a monitor.

La conversione viene effettuata in modo automatico dal software utilizzato per la visualizzazione, ed avrà esito positivo se:

l’immagine ha un profilo ICC incorporato
al monitor sia associato un profilo ICC (ottenuto tramite il processo di calibrazione e profilazione)
il software di visualizzazione sia CM (ovvero in grado di “rispettare” i profili ICC di origine e destinazione quali immagine e monitor) in modo da poter effettuare una corretta conversione del colore (con un determinato intento di rendering)

 

CALIBRAZIONE E PROFILAZIONE DEL MONITOR

A questo punto abbiamo iniziato ad intuire che anche le fasi di calbrazione e profilazione sono necessarie e per poter visualizzare i colori in modo corretto.
Avremo quindi modo di approfondire queste tematiche nei prossimi articoli.

 

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Il profilo colore del RAW

Qual è il profilo colore del RAW?

RISPOSTA SINTETICA

Nesuno.

Il RAW, fortunatamente, non ha nessun profilo colore.

Partiamo dalle basi…

Cerchiamo di fare chiarezza e partiamo dal principio.

Quando fotografiamo con le nostre relfex, mirrorless, bridge, compatte o smartphone che sia, abbiamo di norma la possibilità di scegliere il formato digitale delle nostre immagini.

Tra i formati più comuni ed usati abbiamo sicuramente il JPG ed il RAW (dove per raw si intenderà tutta una famiglia di file).

Il profilo colore sarà quindi incorporato o meno in base a quale dei due formati si starà utilizzando.

 

Cosa accade quando scattiamo in JPG?

Quando si sceglie di scattare in JPG, proprio perchè si sta utilizzando un formato già “cucinato”, esso avrà necessariamente un profilo colore incorporato.

Più precisamente il profilo incorporato sarà quello presente nelle impostazioni della nostra macchina fotografica (come ad esempio sRGB o AdobeRGB1998).

 

E quando scattiamo in RAW?

Quando scattiamo in RAW abbiamo un file “crudo” dove la cottura, assieme a tutti i sali e le spezie, sarà a nostra totale discrezione… compreso il profilo colore!

Insomma, io ho sempre immaginato il JPG come i “4 Salti in Padella“, ed il RAW come la “nonna massaia” che con tanta cura e premura ci prepara un banchetto domenicale.

 

Il RAW è materia grezza, e come tale non ha un profilo colore incorporato.

Questa affermazione ci dice molto altro:

● un RAW  “esprime un gamut” (insieme dei colori rappresentabili) non dipendente da un profilo e/o spazio standard ma dalle caratteristiche della periferica di acquisizione (sistema sensore+adc+dsp)

● un RAW  “quando aperto” in Adobe Camera RAW, Lightroom, CaptureOne o altri software, rimane ancora privo del profilo colore

● un RAW  “quando convertito” in un formato JPG/PNG/TIF/PSD/PSB, solo adesso avrà associato il profilo colore opportunamente scelto

 

È sempre necessario asegnare ed incorporare il profilo colore?

Dopo aver aperto e sviluppato il RAW, ci troveremo dinanzi ad un bivio:

● Lavoro ultimato: esportare il risultato ottenuto nel formato che meglio si desidera facendo click su Salva immagine…
● Lavoro da ultimare: continuare la fase di post-produzione in Photoshop facendo click su Apri immagine

In entrambi i casi sarà necessario assegnare ed incorporare un profilo colore.

La procedura esatta dipenderà dal software in uso.

Nel nostro caso vedremo quelle di Adobe Camera RAW, ma in modo analogo troverete le medesime impostazioni anche in Lightroom e software affini.

 

Profilo colore per l’esportazione?

Nel caso in cui si decidesse di passare alla fase di esportazione, che essa avvenga in Lightroom o Camera RAW poco importa, si dovranno scegliere dei parametri opportuni e dipendenti dalle finalità d’uso dell’immagine (facebook, instagram, sito web, stampa chimica, stampa fine art, etc).

Proprio per questo motivo si tratterà la tematica in uno dei prossimi articoli.

 

Profilo colore per la Post-Produzione?

Se invece si volesse proseguire con la fase di post-produzione all’interno di Photoshop, per decidere quale profilo colore associare, basterà cliccare sulla zona evidenziata di rosso e si aprirà una schermata come quella mostrata in figura.

A questo punto basterà impostare lo spazio ritenuto opportuno.

 

Ma quale spazio colore utilizzare tra ProPhoto, AdobeRGB1998 ed sRGB?
Scegliere una profondità ad 8 bit  o 16 bit?

Queste domande meritano una risposta chiara ed argomentata, rimandiamo quindi il tutto ad uno dei prossimi articoli.

 

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Profilo colore assente o non corrispondente

Quale profilo colore scelgo se diverso dallo spazio di lavoro o addirittura assente?

RISPOSTA SINTETICA

Se le immagini con cui lavori hanno un profilo incorporato: usa quello.

Se le immagini con cui lavori NON hanno un profilo incorporato e non riesci reperire informazioni precise sul profilo usato: assegna un profilo standard e per tentativi valuta con quale si ottiene il risultato più verosimile.

Partiamo dalle basi…

Partendo dal presupposto che lo spazio lavoro di Photoshop sia stato già impostato in modo corretto, portandoci in  Modifica > Impostazioni colore…, dovremmo ritrovarci in una situazione simile alla seguente:

Se così non fosse basterà andare in Modifica > Impostazioni colore… e impostare Prestampa Europa 3 (vedesi articolo precedente).

A questo punto quando si aprirà un documento potremmo imbatterci in due particolari schermate che tipicamente fanno salire l’ansia a qualsiasi fotografo.

 

Mancata corrispondenza del profilo colore?

Nel primo caso si tratta di una Mancata corrispondenza del profilo incorporato.

Se si dovesse presentare una schermata simile non dovremo far altro che usare il profilo incorporato visto che il documento incorpora già un profilo colore. Ovviamente sarà auspicabile che si tratti di un profilo standard come ad esempio sRGB, AdobeRGB1998, ProPhoto etc.

Se invece il profilo incorporato risulterà NON standard, vedremo in un’altro articolo come poterci cavare via da questa situazione estremamete scomoda.

NOTA: se avete disabilitato la spunta opzionale su “Profili non corrispondenti”, esattamente come consigliato nell’articolo precedente, questo primo caso analizzato non vi si presenterà mai.

 

Profilo colore assente?

Nel secondo caso si tratta invece di un Profilo non presente o mancante, il che è assai più grave.

In questa situazione la soluzione “perfetta” sarebbe quella di poter avere informazioni “certe” sul profilo colore usato in modo da poterlo assegnare al documento.

Tuttavia non è sempre così semplice, ne tantomeno possibile, fare questo percorso a ritroso.

Questa situazione ci spinge a cercare di risolvere il problema procedendo per tentativi, e sperando che il profilo perso sia quantomeno uno tra quelli standard.

Apriremo quindi per (almeno) tre volte il documento, assegnando rispettivamente una volta il profilo sRGB

successivamente quello AdobeRGB1998

ed infine il ProPhoto.

Adesso non ci resta che affidarci ai nostri occhi e valutare quale effettivamente fra i tentativi fatti ci ha restituito il risultato più “verosimile”.

 

E la spunta sulla voce e poi convertire il documento in RGB di lavoro?

Avremo tempo per parlare anche di assegnazioni e conversioni, che sono appunto due cose profondamente diverse.

 

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Impostare lo spazio di lavoro in Photoshop

Quale spazio di lavoro usare in Photoshop

RISPOSTA SINTETICA

Se le immagini con cui lavori hanno un profilo incorporato, gli “spazi di lavoro” nelle Impostazioni colore di Photoshop non servono a nulla.

Tuttavia conviene impostare il preset Prestampa Europa 3, in modo da escludere così il rischio di lasciare come spazio di lavoro quello del monitor.

Partiamo dalle basi…

Partendo dal presupposto che purtroppo Photoshop e la cara mamma Adobe contribuiscono in modo decisamente negativo a tutta questa confusione, c’è da segnalare che le impostazioni dei parametri di default sono profondamente errati.

Di fatti, se dopo aver installato la nostra copia di Photoshop ci recassimo nel menù Modifica > Impostazioni colore…, ci si ritroverebbe nella seguente disastrosa situazione:

È semplice notare come venga assegnato ad uno spazio di lavoro RGB un profilo dipendente dal monitor.

Ebbene, NON possiamo utilizzare un profilo dipendente da una periferica (quale nel caso specifico un monitor) come spazio di lavoro, proprio perchè esso NON descrive uno spazio standard!
Per di più ci ritroviamo con una totale assenza della gestione del colore nella sezione Criteri di Gestione Colore.

In questo scenario, se si dovessero avere dei documenti con una mancata corrispondenza dei profili colore, o peggio ancora della loro totale assenza, la catastrofe è presto che annunciata.

 

Allora come avere una “corretta” gestione del colore?

Per evitare problemi come questo basterà andare in Modifica > Impostazioni colore… e selezionare Prestampa Europa 3.

In questo modo avremo dato le giuste direttive a Photoshop sia sul profilo standard da utilizzare come spazio di lavoro RGB, sia sul come comportarsi nel caso in cui il documento dovesse presentare un’incongruenza o mancata presenza di un profilo colore.

Adesso finalmente possiamo iniziare a lavorare in modo corretto.

 

Ci siamo quasi…

Per concludere sono doverose due brevi, ma importanti, osservazioni.

La prima riguarda la seguente spunta che io personalmente consiglierei di tenere disabilitata semplicemente per comodità.

In questo modo eviteremo che Photoshop ci presenti una finestra (come la seguente) ogni qualvolta si apra un documento che incorpori un profilo colore differente da quello impostato nel menù Modifica > Impostazioni colore… (con il preset Prestampa Europa 3 abbiamo AdobeRGB1998).

A noi quel che interessa è che un documento abbia sempre un profilo colore incorporato standard, e di conseguenza dobbiamo usare quello!

La seconda osservazione è rivolta alla possibilità di poter lavorare tranquillamente in ProPhoto, AdobeRGB1998 o sRGB a prescindere da quale sia lo spazio di riferimento impostato (AdobeRGB1998 con il preset Prestampa Europa 3).

Questo perchè quello che abbiamo fatto impostando Prestampa Europa 3 è semplicemente dare un riferimento standard da usare se e solo se il nostro documento sarà privo di carta di identità, ovvero privo di un profilo colore incorporato.

 

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